La scalata sociale: storia di un’idea in cambiamento

 

Ogni individuo viene influenzato dalla condizione da cui proviene ( che sia questa di povertà o ricchezza) e dal contesto sociale in cui si trova; tuttavia può utilizzare le sue abilità per elevarsi e tentare di “scalare” le classi sociali e migliorare la sua condizione. La riuscita o meno dell’emancipazione dell’individuo non dipende soltanto dalle proprie abilità, ma è spesso influenzata da fenomeni esterni e incontrollabili: spetterebbe alle istituzioni politiche e pubbliche ( come la scuola, che dovrebbe fornire un’uguale preparazione a studenti di ogni ceto sociale) aiutare chi è in situazioni sfavorevoli ad elevare il proprio status; ma spesso ciò non accade.
In questo articolo tratteremo di un tema universale, quello della mobilità sociale, che è stato di interesse anche per molti autori della letteratura italiana e mondiale; in particolare la nostra intenzione è di esaminare l’evoluzione storica di questo fenomeno e il cambiamento dell’opinione pubblica a riguardo nel corso del tempo.

 

Cosa si intende per scalata sociale?

Una definizione della mobilità sociale che sia condivisa da tutti coloro che hanno affrontato questo tema è, probabilmente, impossibile da trovare. Tuttavia, a grandi linee possiamo affermare che la mobilità sociale è il passaggio di un individuo o di un gruppo da uno status sociale ad un altro, e perciò il livello di flessibilità nella stratificazione di una società.


Infatti, gli studi nell’ ambito della scalata sociale sono orientati verso due temi fondamentali. Un primo obiettivo delle ricerche sulla mobilità è lo studio degli spostamenti che individui o gruppi compiono nello spazio sociale. In questa prospettiva si distingue tra mobilità intragenerazionale e mobilità intergenerazionale. Con la prima espressione si fa riferimento ai movimenti, ai percorsi che l’individuo compie nello spazio sociale durante il corso della sua vita. La seconda locuzione riguarda, invece, il confronto tra la posizione sociale occupata da un individuo in un certo tempo t e quella che occupava suo padre o la sua famiglia di origine in un tempo precedente t-1.

Un secondo obiettivo che gli studi sulla mobilità si propongono è quello di descrivere e interpretare il mutamento sociale. Questo permette infatti di comprendere anche la struttura della società in un dato momento storico e aiuta a comprenderne le dinamiche e le opinioni. La branca del sapere che si occupa di scalata sociale è la sociologia. I maggiori studiosi di questo tema sono Vilfredo Pareto e Sorokin.

Nel corso del XIX secolo e nei primi decenni del XX la mobilità sociale, pur essendo un problema affrontato da molti studiosi della società, non ha mai costituito un oggetto di studio a sé stante. Le riflessioni sulla mobilità sono sempre accompagnate da considerazioni di carattere sociopolitico e inserite nel quadro più generale delle trasformazioni della società e dei suoi assetti di potere. La pubblicazione, nel 1927, del volume di Pitirim Sorokin “Social mobility” segna il punto di svolta sia nella definizione delle coordinate teoriche entro le quali il tema della mobilità sociale si inserisce, sia nell’avvio di ricerche sistematiche, condotte con metodologie compatibili.

L’importanza del lavoro di Sorokin per gli studi sulla mobilità sta non solo nell’aver dato sistematicità e organicità alle tante riflessioni e osservazioni sparse che fino a quel momento avevano caratterizzato questo settore della sociologia, ma anche nell’aver indicato i principali filoni di indagine nei quali esso si articola.
Questa la definizione di scalata sociale secondo Sorokin: “il passaggio di un individuo oppure di un oggetto o di un valore sociale – cioè di qualsiasi cosa sia stata creata o modificata dall’attività umana – da una posizione sociale ad un’altra”.

 

 

Una visione storica

Nella società classica, la scalata sociale era impedita da una struttura costituita da rigide classi sociali, che non contemplavano una mobilità dell’ individuo. Nel 380 a.c., nella “Repubblica”, Platone classificava gli individui in tipi “d’oro”, “d’argento” e “di bronzo”, e sosteneva che i genitori “d’oro” che avessero figli “di bronzo” avrebbero dovuto riconoscerne i limiti e prendere coscienza dei rischi connessi, in quanto lasciare la conduzione degli affari ad individui “di bronzo” solo perché provenienti da famiglie “d’oro” avrebbe garantito una sicura rovina per l’organizzazione dello Stato. Soltanto a partire dal Medioevo, e in particolare dall’ Europa del XIV secolo, si può cominciare ad analizzare una primordiale forma di mobilità sociale.
In particolare, i primi esempi di scalata sociale si sono manifestati in precisi contesti storico-culturali: una spiegazione è possibile se si evidenzia come la mobilità sociale fosse soggetta a fluttuazioni, spesso influenzate da grandi eventi storici. Ad esempio, nel periodo successivo alla Peste Nera che si diffuse tra il 1347 e il 1352, i ricercatori hanno identificato numerose generazioni per cui fu relativamente facile salire o scendere sulla scala sociale.

Un dato interessante è che questa sembra essere un’eccezione, poiché dal XV secolo la

mobilità sociale si ridusse costantemente in tutto il continente.

Un altro dato interessante mostra che dal XVII secolo, le società nord-europee diventarono in un certo senso più mobili di quelle dell’Europa meridionale. Ciò fu dovuto in gran parte all’ arretratezza politica ed economica che ha caratterizzato molti Stati europei, insieme alle possibilità che un nuovo continente senza rigide classi già prestabilite ( come era allora l’America) offriva anche ai meno abbienti.

A partire dalla Rivoluzione Industriale, poi, la scalata sociale è diventato un fenomeno diffusissimo e senza arresti: lo dimostra il mito del “self-made man”, forte soprattutto negli Stati Uniti, dove la ricerca del successo è stata influenzata anche dall’etica del protestantesimo.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, molte famiglie ebbero una grande scalata sociale e oggi, grazie anche alle numerose manifestazioni per l’uguaglianza che hanno avuto luogo a partire dagli anni 2000.

 

La situazione odierna: la mobilità sociale in Italia

Oggi la mobilità sociale continua a essere un tema centrale nelle società moderne, ma presenta ancora numerose sfide, specialmente in Italia. Rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia mostra un basso livello di mobilità sociale: il contesto familiare e il ceto d’origine influenzano fortemente le opportunità di istruzione e la carriera dei giovani. Il fenomeno della “fuga di cervelli” è un sintomo evidente di questo problema: molti giovani laureati scelgono di trasferirsi all’estero per cercare opportunità che il nostro Paese spesso non offre, soprattutto in termini di meritocrazia e stabilità lavorativa. Inoltre, persistono forti disparità territoriali: nel Nord Italia è generalmente più facile trovare lavoro e migliorare la propria condizione socio-economica, mentre nel Sud le opportunità sono più limitate. L’accesso all’istruzione e ai servizi di qualità, la rigidità del mercato del lavoro e la difficoltà di valorizzare il talento giovanile rappresentano ostacoli significativi alla scalata sociale, rendendo necessario un impegno concreto da parte delle istituzioni per garantire a tutti pari opportunità di crescita.

 

Letteratura del “self-made man”

Il tema della scalata sociale e delle possibilità di elevarsi del singolo è stato ampiamente trattato anche nella letteratura, specialmente quella del XX secolo. Leggere i libri dei grandi autori del realismo ci permette di comprendere il fenomeno da una parte, ma anche di valutarne l’opinione di chi ci ha preceduto. In particolare, abbiamo scelto due libri secondo noi rappresentativi del tema, che hanno come protagonisti dei personaggi che, da una condizione di assoluta povertà, riescono ad emanciparsi e ad avere successo nella società, secondo il famoso mito del “self-made man”.
Il primo è David Copperfield di Charles Dickens: in questo romanzo, il protagonista affronta numerose difficoltà durante l’infanzia, tra povertà, abusi e lavori umili, ma grazie alla sua determinazione, intelligenza e capacità di adattarsi riesce progressivamente a migliorare la propria condizione, fino a diventare uno scrittore affermato. È un esempio emblematico del “self-made man”, in cui l’ascesa sociale è il risultato dell’impegno personale, nonostante gli ostacoli imposti dal contesto di partenza.

Il secondo è Mastro-don Gesualdo di Giovanni Verga: a differenza del protagonista dickensiano, Gesualdo è un uomo che riesce ad arricchirsi grazie al lavoro e al sacrificio, ma che non riesce a ottenere il riconoscimento sociale dalla nobiltà, che lo guarda con disprezzo nonostante la sua ricchezza. Verga, attraverso questo personaggio, mette in discussione la validità della scalata sociale quando è basata solo sul desiderio di arricchirsi, evidenziando il dramma esistenziale di chi, pur raggiungendo il successo economico, rimane escluso socialmente ed emotivamente.

 

Come cambia l’opinione

Appare quindi evidente che, mentre in passato molti autori, come il sopra citato Verga, mettevano in discussione l’idea della scalata sociale come strumento di riscatto, spesso criticando la perdita di valori morali e familiari che poteva accompagnarla, oggi la società considera la mobilità sociale un elemento essenziale per garantire pari opportunità e combattere le disuguaglianze. L’accesso all’istruzione, le lotte per i diritti civili e sociali, e la valorizzazione del merito rappresentano strumenti fondamentali per favorire questo processo.

Il nostro punto di vista

Noi crediamo che la scalata sociale sia un fenomeno da incoraggiare, perché, nonostante oggi le disparità siano meno evidenti rispetto al passato, il raggiungimento di un’uguaglianza reale tra tutti gli uomini e le donne è ancora lontano. È importante creare un sistema più equo, dove le condizioni di partenza non determinino in modo rigido le possibilità, e dove ogni individuo possa avere la libertà e gli strumenti per costruire il proprio percorso.

 

Angelica Coladangelo, Adriano De Bellis, Caterina Ferrucci, Sara Maggiolo